Imbrogliarsi con i numeri

Nell’area berlusconiana della maggioranza si sta creando il mito della “quota 316”, una specie di numero magico indispensabile per assicurare la stabilità dell’esecutivo, indipendentemente dal malsicuro apporto dei seguaci di Gianfranco Fini. Si tratta di un’illusione che potrebbe rivelarsi pericolosa, com’è sempre la confusione tra una condizione numerica e una operazione politica. Dare per persi definitivamente i “finiani”, al punto da garantirsi in ogni modo che non siano determinanti, è azzardato.
14 SET 10
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 15 AGO 20
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Nell’area berlusconiana della maggioranza si sta creando il mito della “quota 316”, una specie di numero magico indispensabile per assicurare la stabilità dell’esecutivo, indipendentemente dal malsicuro apporto dei seguaci di Gianfranco Fini. Si tratta di un’illusione che potrebbe rivelarsi pericolosa, com’è sempre la confusione tra una condizione numerica e una operazione politica. Dare per persi definitivamente i “finiani”, al punto da garantirsi in ogni modo che non siano determinanti, è azzardato, così come rendere determinante l’apporto di altri, peraltro non vincolati all’impegno preso con gli elettori.

In realtà la forza dell’esecutivo corrisponde alla sua capacità di agire politicamente realizzando le riforme progettate e può contare su una evidente richiesta di stabilità che viene dal paese e di cui si fa interprete autorevolmente il Quirinale. L’assenza di un’alternativa credibile e stabilizzante, derivata dalla incapacità delle opposizioni di uscire dai giochi di palazzo, fa pesare la responsabilità della stabilità sulla maggioranza esistente, che raggiunga o meno la presunta soglia di sicurezza dei 316 voti alla Camera.

Far saltare il tavolo
nel caso in cui questo risultato puramente numerico non fosse raggiunto apparirebbe incomprensibile. Dimostrerebbe, peraltro, che il nucleo fondamentale della maggioranza non ha fiducia nel valore delle riforme che propone, che teme imboscate e non si sente in grado di allargare su di esse, in un confronto limpido, il consenso parlamentare. In politica i numeri sono tutto e, contemporaneamente, sono niente di niente.